Il mercato dell'intelligenza artificiale in Europa cresce in fretta, ma in modo diseguale. Secondo l'ultima rilevazione di Eurostat, ripresa nel report Key results – 2026 edition, un'impresa europea su cinque con almeno 10 addetti usa tecnologie di AI: il 19,95%, contro il 13,5% della rilevazione precedente. Sono 6,5 punti percentuali in un anno, il salto più ampio da quando Eurostat misura il fenomeno.
In Italia la spesa corre ancora più veloce. L'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano ha presentato a febbraio 2026 un mercato da 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50%, con la Generative AI che pesa già per il 46% del totale.
In questa guida mettiamo in fila i numeri sull'adozione dell'AI nelle imprese europee, il nuovo calendario dell'AI Act dopo il Digital Omnibus, gli investimenti pubblici in calcolo e i casi d'uso più diffusi. Alla fine trovi le domande frequenti, con risposte brevi.
Indice
- Quante imprese usano l'AI in Europa
- Il mercato dell'AI in Italia
- AI Act e Digital Omnibus: cosa cambia per le imprese
- Investimenti europei: AI Factories e AI Gigafactories
- Athics punta sul mercato europeo dell'AI
- Come viene utilizzata l'AI in Europa
- Conclusioni
- FAQ
Quante imprese usano l'AI in Europa

Il dato medio di Eurostat, il 19,95% delle imprese con almeno 10 addetti, nasconde differenze molto ampie. La prima è la dimensione aziendale: usa l'AI il 17% delle piccole imprese, il 30% delle medie e il 55% delle grandi. Una grande azienda europea su due ha quindi almeno un sistema di intelligenza artificiale in produzione, mentre tra le piccole siamo a una su sei. La seconda differenza è geografica. I Paesi nordici guidano la classifica: la Danimarca è al 42%, la Finlandia al 38% e la Svezia al 35%. Più in basso si trovano diversi Paesi dell'Europa meridionale e orientale, dove pesano la struttura produttiva fatta di micro e piccole imprese e la minore disponibilità di competenze digitali.
Proprio le competenze sono il freno principale. Tra le imprese che hanno valutato l'AI senza poi adottarla, il 70,89% indica come motivo la mancanza di competenze interne, molto più spesso dei costi o dei dubbi su privacy e protezione dei dati. È un dato utile per chi deve decidere da dove partire: il collo di bottiglia oggi è la capacità di progettare e gestire un progetto, mentre l'accesso alla tecnologia è diventato semplice. Per questo crescono le piattaforme no-code, che permettono a un team di business di creare agenti AI senza dover assumere una squadra di sviluppatori.
Guardando agli usi, Eurostat registra che la tecnologia più diffusa è l'analisi del linguaggio scritto (11,75% delle imprese), seguita dalla generazione di immagini, video e audio (9,55%) e dalla generazione di testo o voce (8,76%). Sono tutte applicazioni legate ai modelli linguistici e alla Generative AI: chatbot di assistenza, classificazione di email e ticket, sintesi di documenti, produzione di contenuti marketing. L'AI "conversazionale" è quindi la porta d'ingresso con cui la maggior parte delle imprese europee entra nel mondo dell'intelligenza artificiale.
Il mercato dell'AI in Italia
Il mercato italiano dell'intelligenza artificiale vale 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all'anno precedente, secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano. Il 46% della spesa va a soluzioni di Generative AI o a progetti ibridi, il restante 54% a progetti di machine learning più tradizionali come previsione della domanda, manutenzione predittiva e rilevazione delle frodi.
La distanza tra grandi e piccole aziende in Italia è ancora più marcata che nella media europea. Il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI, mentre tra le piccole e medie realtà la quota scende all'8%. Per un Paese in cui le PMI sono la quasi totalità del tessuto produttivo è il punto debole principale, e anche la principale opportunità di crescita per i prossimi anni. Abbiamo approfondito i numeri italiani, settore per settore, nell'articolo sull'intelligenza artificiale in Italia.
AI Act e Digital Omnibus: cosa cambia per le imprese
L'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è la prima legge al mondo dedicata in modo organico all'intelligenza artificiale. Classifica i sistemi di AI in base al rischio: alcune pratiche sono vietate, i sistemi ad alto rischio devono rispettare requisiti stringenti, mentre per chatbot e contenuti generati valgono soprattutto obblighi di trasparenza, a partire dal dovere di far sapere all'utente che sta parlando con una macchina.
Il calendario è cambiato con il Digital Omnibus sull'AI, il Regolamento UE 2026/1744, entrato in vigore il 27 luglio 2026. Il provvedimento sposta in avanti le scadenze per i sistemi ad alto rischio: gli obblighi per i sistemi elencati nell'Allegato III (per esempio selezione del personale, valutazione del merito creditizio, accesso ai servizi essenziali) si applicano dal 2 dicembre 2027, quelli per l'AI integrata nei prodotti regolati dall'Allegato I dal 2 agosto 2028. Il pacchetto semplifica anche la documentazione richiesta alle PMI e rafforza i poteri dell'AI Office europeo.
Per un'azienda che usa assistenti virtuali nel customer care o agenti AI per processi interni, il rinvio non cambia le priorità. La maggior parte di questi casi d'uso non rientra nell'alto rischio, mentre restano centrali la trasparenza verso l'utente, la qualità dei dati di addestramento e le regole del GDPR. Conviene scegliere fin da subito piattaforme che ospitano i dati in Europa e tengono traccia delle conversazioni, così da arrivare alle scadenze senza dover rifare i progetti. Se non hai chiaro quale categoria ti riguarda, parti dalla differenza tra chatbot e agenti AI: il livello di autonomia del sistema è uno dei criteri che contano anche per il regolatore.
Investimenti europei: AI Factories e AI Gigafactories
Sul fronte delle infrastrutture l'Unione Europea punta a ridurre la dipendenza dai fornitori di calcolo extraeuropei. Accanto alla rete di AI Factories gestita da EuroHPC, che mette supercalcolo a disposizione di startup, PMI e ricercatori, il 30 luglio 2026 la Commissione ha aperto il bando per le AI Gigafactories: fino a sette impianti di calcolo su larga scala, sostenuti con un massimo di 10 miliardi di euro di fondi europei e nazionali, che dovrebbero attirare altri 20 miliardi di investimenti privati. Il bando si chiude il 12 novembre 2026.
Per le imprese che usano l'AI, e non la sviluppano, l'effetto concreto sarà una maggiore offerta di modelli e servizi ospitati in Europa, con dati che restano sotto la giurisdizione europea: un requisito che molti clienti, soprattutto in banca, sanità e pubblica amministrazione, già pongono come condizione per firmare un contratto.
Athics punta sul mercato europeo dell'AI

La strategia di posizionamento di Athics sul mercato internazionale è supportata dal "Bando per il sostegno a progetti di internazionalizzazione delle PMI, Consorzi e aggregazioni di PMI – 2023" della Regione Emilia-Romagna. Il progetto mira a favorire l'export e lo scale up delle imprese, incoraggiando anche il digital export e il multicanale.
L'obiettivo di Athics è concentrarsi sull'Europa, con particolare attenzione a paesi come Spagna, Portogallo, Francia, Svizzera e Regno Unito. I numeri di Eurostat spiegano la scelta: la domanda di soluzioni conversazionali cresce in tutto il continente, e le imprese che non hanno ancora adottato l'AI indicano la mancanza di competenze come primo ostacolo. Una piattaforma no-code come Crafter.ai, con dati ospitati in Europa e conforme a GDPR e AI Act, risponde proprio a questo bisogno.
"Con investimenti mirati e una solida strategia di internazionalizzazione, Athics si prepara a consolidare la propria presenza nel mercato dell'IA in Europa, con l'obiettivo di contribuire all'innovazione e alla crescita delle imprese del continente." — Paolo Massarani, Managing Director Athics
Come viene utilizzata l'AI in Europa
1. Automazione dei processi aziendali (RPA e AI)
Molte imprese europee adottano l'AI per automatizzare attività ripetitive e amministrative, migliorando l'efficienza e riducendo i costi, soprattutto nei settori bancario, assicurativo, manifatturiero e pubblico.
2. Customer Experience e assistenza clienti
Chatbot, assistenti virtuali e analisi predittiva permettono alle aziende di offrire un servizio clienti più rapido, personalizzato e multicanale, con applicazioni diffuse in e-commerce, turismo, telecomunicazioni e servizi finanziari.
3. Ottimizzazione della supply chain e della logistica
L'AI viene utilizzata per migliorare la gestione delle scorte, prevedere la domanda, ottimizzare i trasporti e ridurre i costi operativi, con un impatto forte nei settori retail, automotive e distribuzione.
4. Analisi dei dati e decisioni strategiche
Sempre più aziende in Europa sfruttano AI e machine learning per analizzare grandi volumi di dati e ottenere insight utili a prendere decisioni più rapide e informate, sia in ambito marketing che finanziario o produttivo.
5. Sostenibilità e transizione green
L'intelligenza artificiale è impiegata per ottimizzare i consumi energetici, supportare la gestione di fonti rinnovabili e ridurre l'impatto ambientale, contribuendo agli obiettivi di sostenibilità promossi dall'Unione Europea.
Conclusioni
Il mercato dell'intelligenza artificiale in Europa ha superato la fase sperimentale: un'impresa su cinque usa l'AI, più della metà delle grandi aziende l'ha già messa in produzione e in Italia la spesa è cresciuta della metà in un solo anno. Le regole sono più chiare, con l'AI Act e le nuove scadenze fissate dal Digital Omnibus, e la Commissione sta finanziando la capacità di calcolo necessaria a far crescere un'offerta europea.
Il divario resta nelle PMI, frenate soprattutto dalla mancanza di competenze. È qui che strumenti no-code, casi d'uso circoscritti come l'assistenza clienti e una gestione dei dati conforme alle norme europee fanno la differenza tra un progetto che parte e uno che resta nel cassetto.
FAQ
Quante imprese europee usano l'intelligenza artificiale? Circa una su cinque. Secondo Eurostat il 19,95% delle imprese europee con almeno 10 addetti usa tecnologie di AI. La quota sale al 55% tra le grandi aziende e scende al 17% tra le piccole.
Quanto vale il mercato dell'AI in Italia? Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano vale 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% in un anno. Quasi metà della spesa riguarda la Generative AI.
Quali sono i principali settori in cui si utilizza l'AI in Europa? I settori più attivi sono manifatturiero, finanziario, sanitario, retail, logistica e telecomunicazioni. L'AI viene impiegata soprattutto per l'automazione dei processi, il miglioramento della customer experience, l'analisi dei dati e l'ottimizzazione della supply chain.
Quali sono le principali normative europee che regolano l'AI? I riferimenti sono il GDPR, per la protezione dei dati personali, e l'AI Act, la prima legge al mondo dedicata all'intelligenza artificiale, modificata dal Digital Omnibus entrato in vigore il 27 luglio 2026.
Quando si applicano gli obblighi dell'AI Act per l'AI ad alto rischio? Dopo il Digital Omnibus, gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III si applicano dal 2 dicembre 2027. Per l'AI integrata nei prodotti regolati dall'Allegato I la data è il 2 agosto 2028.
Cosa frena l'adozione dell'AI nelle imprese europee? Soprattutto la mancanza di competenze. Tra le aziende che hanno valutato l'AI senza adottarla, il 70,89% indica questo motivo, secondo Eurostat.
Quali sono le opportunità dell'AI per le PMI italiane? Le PMI italiane possono usare l'AI per automatizzare processi ripetitivi, migliorare il customer service, ottimizzare la supply chain e accedere a nuovi mercati. Con soluzioni no-code anche le piccole imprese possono attivare chatbot e assistenti virtuali senza grandi investimenti tecnologici.




